TREVISO violenza nel matrimonio “sei mia moglie e devi fare sesso con me anche se non vuoi

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La disciplina giuridica del reato di violenza sessuale, è contenuta all’articolo 609 bis e seguenti del codice penale.

Marito violento, come difendersi? L’articolo 609 bis comma 1 del codice penale, recita testualmente: “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”.

Il reato previsto dall’art. 609 bis del codice penale è integrato da ogni costrizione a subire un atto sessuale, da intendere non esclusivamente come congiunzione carnale, ma anche come atto di natura oggettivamente sessuale, nel senso che questi comportamenti dovranno essere valutati per la loro attitudine ad offendere la libertà sessuale della persona offesa.

Il reato in esame, è a dolo generico essendo sufficiente la coscienza e volontà di costringere la vittima a subire atti sessuali con violenza o minaccia, ne deriva che è irrilevante il fine dell’agente.

Il reato è procedibile su querela da presentarsi entro sei mesi dalla data del fatto.

In questa particolare materia, non è neppure ammessa la remissione della querela stessa, e per evitare pressioni sulla vittima, il legislatore ha stabilito che la querela per le violazioni previste dagli artt. 609 bis e 609 quater del codice penale sia irrevocabile.

 

IL CASO

È di questi giorni il caso di un uomo di 51 anni di Treviso, indagato per violenza sessuale ai danni della moglie.

Il marito inizialmente violento a parole ha affermato «Sono tuo marito e sono legittimato a fare sesso con te sempre anche quando non vuoi». Queste parole hanno terrorizzato la moglie, la quale ha deciso di sporgere formale querela nei confronti dell’uomo, il quale attualmente è iscritto nel registro degli indagati.

L’uomo, in tre occasioni, avrebbe costretto la moglie a subire atti sessuali, nonostante la donna avesse in tutti i modi cercato di fargli capire che non li desiderava.
Di fronte ai rifiuti della moglie l’indagato avrebbe ammesso, il motivo dei propri comportamenti: «in quanto marito, sono autorizzato a farlo».

È molto triste, apprendere che nel 2018, alcuni uomini, credono che il matrimonio sia sinonimo di possesso!!

 

LA GIURISPRUDENZA

Tra gli obblighi di assistenza morale previsti dal codice civile nei confronti dei due coniugi vi è anche quello di avere rapporti sessuali.

Sottrarsi a tale obbligo senza una valida ragione può essere motivo di addebito della separazione.

Tuttavia, questo non deve consentire ad uno dei due coniugi di obbligare l’altro, poiché la costrizione psico-fisica, infatti, integra il reato di violenza sessuale.

La Cassazione con una recente sentenza ha sancito che non conta il fatto che la coppia sia sposata e che uno dei due stia commettendo un illecito nel sottrarsi ai rapporti sessuali con il coniuge. È quindi, ovviamente, possibile la violenza sessuale del marito sulla moglie.

Tra le modalità con cui si può attuare la violenza del marito a carico della moglie non esiste solo la coercizione o la violenza fisica, ma anche l’approfittarsi dell’altro mentre dorme o minacciandolo che, in caso di mancata accondiscendenza, ne subirà le conseguenze. Il rapporto sessuale deve essere libero, senza cioè coercizioni di carattere fisico o psicologico. La Cassazione chiarisce che ad integrare il reato è sufficiente qualsiasi costrizione sul piano psico-fisco, mentre non rileva che fra le parti esista un rapporto di coppia, all’interno del matrimonio o di fatto. Anche la minaccia o l’intimidazione, quindi, possono risultare idonee a integrare gli estremi del delitto.

Le cronache giuridiche hanno riportato e sottolineato la notizia secondo la quale, stando alla recente sentenza della Corte di Cassazione sopra menzionata, se un uomo costringe in modo “psicologico” , non usando la forza fisica, la propria compagna ad avere rapporti sessuali, commette ai suoi danni reato di violenza sessuale, stando il fatto che la donna subisce violenza anche quando non si oppone in modo specifico al rapporto fisico, perché ha paura che nei suoi confronti vengano attuate altre violenze da parte del suo compagno, del quale conosce gli atteggiamenti violenti.

La Corte ha ritenuto opportuno mettere in rilievo l’importanza dello stato psicologico della donna che, per evitare di essere maltrattata, asseconda gli abusi sessuali del proprio compagno.

Lo studio Missaggia si occupa di donne in difficoltà e offre servizio di consulenza legale online per chiarire i diritti e i doveri dei coniugi.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e Avv. Maria Giulia Fenoaltea

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