Studiodonne fa parte da mesi del progetto “Amici Unicusano”, la rete che riunisce imprese, grandi e piccole che, lavorando in sinergia tra loro e con l’ateneo, danno l’opportunità agli studenti della Cusano di entrare nel mondo del lavoro e investe in ricerca e innovazione. «Siamo stati convinti alla partecipazione – ha spiegato l’avvocato Maria Luisa Missiaggia di Studiodonne ai microfoni di Radio Cusano Campus – per la ricerca e per la creazione di eventi innovativi che la Cusano fa sviluppando queste sinergie. Ci ha colpito la partecipazione di tantissime aziende e professionisti che cooperano nelle loro diversità, aiutandosi nell’interesse di cittadini e studenti: perché l’università è il primo momento importante per costruire una classe dirigente del futuro». Tra i progetti di Studiodonne, spicca quello dedicato agli uomini che si rendono colpevoli di violenza sulle donne, dal nome #perteuomo: una campagna di crowdfunding per riuscire a “curare” gli uomini maltrattanti, che l’avvocato Missiaggia ha illustrato in un’intervista alla radio dell’Ateneo.

La violenza sulle donne non è solo quella fisica, vero avvocato?

«Ci sono tanti modi e tanti segnali che le donne devono imparare a conoscere prima di arrivare all’omicidio. L’uomo violento ha forme di comunicazione che la donna forse non conosce, perché nei sistemi di comunicazione non esiste un vero protocollo da insegnare. E spesso le donne si rivolgono ai centri antiviolenza quando è troppo tardi».

A volte sono le donne a non voler vedere la violenza del proprio compagno?

«Può succedere, ma il fenomeno della violenza è profondo e trasversale per donne e uomini. Ad esempio non è detto che una donna intelligente e consapevole non possa subire violenza, così come non è detto che un uomo colto e riuscito nella professione non si riveli violento. La violenza si riconosce attraverso sistemi che vanno insegnati: si insegna proprio un metodo per capire se una relazione è sana».

Ad esempio spesso si verifica la violenza economica.

«Esatto ed è già stata condannata da Strasburgo: è quella di chi opera ricatti sul potere economico e si verifica molto spesso presso alti ceti, quando ci sono molti soldi. La donna, per paura di perdere tutto, si riduce a subire ricatti senza denunciare»

Alla base di queste vicende c’è un problema culturale legato al giudizio degli uomini nei confronti delle donne?

«Non bisogna generalizzare. Esistono tanti uomini che possono sostenere il nostro progetto, che pone l’accento sul vero uomo, ovvero di chi non ha bisogno di violenza. Perché nella violenza c’è debolezza».

Quali sono messaggi e finalità di #perteuomo?

«Ho creato un progetto per dare l’opportunità a chi si sente a disagio nella famiglia di trovare dei centri di ascolto in anonimato. Così ho avviato un crowdfunding su internet, sul sito studiodonne.it: lì si trova il link con la descrizione di tutto il progetto. Si parte da un presupposto importante: la violenza è una malattia che si può curare come le tossicodipendenze e l’alcolismo. Esiste una soluzione a questo problema».

Il problema degli uomini maltrattanti è che spesso non ammettono di esserlo. Come si intercettano?

«Il messaggio che stiamo diffondendo è già il primo passo, perché lo ascolteranno e verranno incuriositi. Il primo sintomo è la negazione della malattia stessa, come in tutte le dipendenze. Abbiamo però imparato che il “metodo dei 12 passi” può risultare valido anche in questo caso, sempre in anonimato. La persona si sente infatti accolta in un percorso spirituale dove non è più da sola. C’è poi l’ambizione da parte mia come legale che queste persone possano trovare accoglienza nei centri d’ascolto e che vengano guidate direttamente dalla magistratura, come accade negli Stati Uniti, dove sono gli stessi magistrati a dirigere chi è violento in percorsi per la cura della malattia. È un progetto innovativo e ambizioso, ci credo molto e penso che le donne italiane saranno molto sensibilizzate: potremo trovare un inizio di soluzione per un problema così complesso, sempre a difesa delle donne».

Vai su Amici Cusano