201701.04
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SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE (PAS) O DISINTERESSE PATERNO?

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e della Dr.ssa Vanessa Bellucci.
Con la legge 54/2006 l’organo legislativo ha introdotto nell’ordinamento italiano il diritto del minore alla bigenitorialità. Con tale termine si indica il diritto del fanciullo a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche nel caso in cui siano separati o divorziati.
La stella polare nel diritto di famiglia è il superiore interesse del minore, introdotto con la riforma di cui sopra e sancito di recente con il D. Lgs. 154/2013. Pertanto, il giudice che emetterà il provvedimento volto a regolare la vita del minore nei suoi rapporti con i genitori, dovrà tenere conto che l’elemento cardine della sua decisione è l’interesse del minore.
In tema di affidamento della prole, la Suprema Corte, con sentenza n. 20107/2016, ha respinto il ricorso di un padre che impugnava la decisione della Corte di Appello di Milano; quest’ultima aveva disposto l’affidamento prevalente della figlia minore alla madre. Il padre ha proposto ricorso in cassazione eccependo il comportamento ostativo della ex moglie nei rapporti dello stesso con la figlia; il ricorrente ha dichiarato di essere stato di fatto privato della possibilità di esercitare il proprio diritto-dovere di visita, in quanto le condotte della ex moglie erano consapevolmente volte all’annullamento della figura paterna. La Corte di Cassazione, ha respinto il ricorso rilevando che il giudice di secondo grado ha ben analizzato la questione richiedendo anche l’ausilio dei servizi sociali per la valutazione dell’idoneità genitoriale. Dal rapporto degli operatori sociali è emerso che la minore (di 15 anni di età), non aveva alcun interesse a riprendere i rapporti con il padre; la stessa, anzi, aveva lamentato l’assenza del suddetto genitore e la sua scostante manifestazione di interesse verso di lei, limitata a saltuarie telefonate.
La Suprema Corte ha confermato quanto statuito in sede di appello valutando il primario interesse della minore e la capacità della stessa di autodeterminarsi, ritenendo pertanto pregiudizievole imporre alla ragazza percorsi terapeutici o incontri obbligati con il padre.
Nel caso in esame, dunque, il padre della minore ha cercato di mascherare la propria mancanza di interesse verso la figlia con la c.d. “sindrome di alienazione parentale”. Quest’ultima consiste in una sorta di “lavaggio del cervello” posto in essere dal genitore c.d. alienante che porta i figli a manifestare continui e crescenti astio e disprezzo ingiustificati verso l’altro genitore. Questo non è quanto avvenuto nel caso sopra riportato. Infatti, come documentato dai Servizi Sociali, non sono stati i comportamenti della madre ad allontanare la minore dall’ex marito, bensì gli atteggiamenti stessi del padre; disinteressandosi della figlia e rendendo sempre più sporadici i rapporti con la stessa non ha fatto altro che allontanarla da sé rendendo difficoltosi e tesi gli incontri padre-figlia che, non a caso, avvenivano alla presenza degli servizi sociali.

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