PATTI PREMATRIMONIALI  - DISEGNO DI LEGGE 2629/ 2012
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PATTI PREMATRIMONIALI - DISEGNO DI LEGGE 2629/ 2012

Avv. Maria Luisa Missiaggia


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Con il disegno di legge n.2629 “Modifiche al codice civile e alla legge 1 dicembre 1970 n.898, in materia di patti prematrimoniali” presentato al Senato si vuole abbattere un tabù del nostro diritto, ovvero la possibilità di stipulare patti prematrimoniali che regolino la fine dell’unione matrimoniale. I patti prematrimoniali consistono in accordi stipulati tra i futuri sposi in ordine alla gestione del matrimonio ed alla sua eventuale fine o morte di uno dei due coniugi; si tratta di obbligazioni che i predetti assumono in una scrittura privata per disciplinare la vita coniugale e l’eventuale fallimento della stessa.

La Commissione Giustizia del Senato dovrà esaminare tre proposte di legge, di cui una di  iniziativa parlamentare e due proveniente dall’ AMI (Associazione avvocati Matrimonialisti Italiani) di cui la sottoscritta è socia e dal Consiglio nazionale del Notariato. In tutte le proposte è prevista espressamente la facoltà di stipulare patti prematrimoniali di natura patrimoniale aventi ad oggetto la divisione dei beni, la quantificazione del contributo di mantenimento e/o l’attribuzione tra coniugi di somme di denaro periodiche o una tantum, il risarcimento del danno nell’ipotesi di separazione con addebito, attribuzioni di diritti di proprietà o altri diritti di godimento su uno o più immobili, con il vincolo di destinare i proventi, al mantenimento dell’altro coniuge o al mantenimento dei figli fino al raggiungimento dell’autosufficienza economica e la ripartizione del trattamento di fine rapporto lavorativo.
Inoltre, è espressamente prevista la facoltà di rinuncia del futuro coniuge al mantenimento da parte dell’altro, salvo il diritto agli alimenti ai sensi dell’art. 433 cod. civ. e seg. .
E possono essere stipulati anche accordi sulla successione di uno o di entrambi i coniugi, salvi i diritti degli altri eredi legittimari. In fase di separazione e divorzio è previsto, comunque, il controllo giudiziario degli accordi, permettendo al Giudice di esaminare la convenzione e verificare che non siano sopravvenuti fatti nuovi tali da modificare sostanzialmente la situazione patrimoniale di ciascun coniuge.
Con riguardo agli accordi che coinvolgono i figli minori, si evidenziano alcune differenze tra le proposte. Ovvero, nel disegno dell’AMI le pattuizione non possono contenere clausole relative all’affidamento e al mantenimento dei figli, che sono nulle e si considerano come non apposte; mentre, nella proposta del Notariato, le convenzioni riguardanti i figli minori economicamente non autosufficienti, non sono nulle ma devono essere preventivamente autorizzate dal Giudice in sede di separazione e divorzio.

A seguito di tali proposte si auspica la possibilità per i coniugi italiani di poter scegliere di sottoscrivere o meno patti prematrimoniali, come accade negli altri Paesi occidentali. Tali accordi, infatti, rappresentano una realtà ormai consolidata in vari ordinamenti stranieri, soprattutto, ma non solo, in quelli di common law.

L’istituto è sorto negli Stati Uniti. Storico è l’accordo tra Aristotele Onassis e Jacqueline Kennedy, nel quale, l’avvocato A.Meyer, incaricato di redigere i loro patti prematrimoniali, inserì 170 clausole in cui vennero stabiliti l’appannaggio annuale, la liquidazione in caso di rottura, il testamento, le modalità del regime di non convivenza e persino la frequenza degli incontri sessuali.
Tale istituto non trova, peraltro, una disciplina uniforme a livello federale, salvo, negli ultimi decenni, a seguito della presentazione di progetti di uniformazione della materia attraverso l’Uniform Premarital Agreement Acil (UPAA) e dei Principles of the Law of Family Dissolution redatti dall’American Law Institute nel 2002.
L’UPAA definisce tali patti come “ un accordo tra i potenziali sposi, stipulato in previsione del matrimonio ed efficace subito dopo la fine di quest’ultimo, andando ad alterare o a confermare i diritti e gli obblighi giuridici che altrimenti risulterebbero dovuti in base alla legge che disciplina lo scioglimento coniugale”. In concreto, si tratta di un accordo preventivo formato liberamente tra i coniugi nella loro piena sovranità decisionale, con il quale definiscono, prima del matrimonio, le conseguenze di un eventuale crisi coniugale.
L’UPAA  individua quale principale limite all’efficacia degli accordi prematrimoniali il concetto di iniquità, ovvero riproduce il principio secondo cui tale disciplina non è applicabile quando determini una situazione di iniquità. Se la funzione dei patti prematrimoniali consiste nel consentire alla coppia che intende sposarsi di derogare al regime legale degli effetti, in particolar modo quelli patrimoniali, che scaturiscono dal matrimonio o dall’ipotetica separazione e divorzio, tale deroga non può spingersi fino al punto da determinare soluzioni inique, in considerazione soprattutto delle esigenze di tutela del coniuge “debole”. Oltre che negli U.S.A., gli accordi prematrimoniali sono previsti anche in Germania, dove  i nubendi possono determinare preventivamente qualsiasi aspetto patrimoniale di un futuro divorzio, anche escludendo completamente la corresponsione di un assegno divorzile.
Ed ancora, in Inghilterra, Irlanda, Spagna, Portogallo, Grecia, Giappone e Australia, dove sono contemplati nei rispettivi ordinamenti giuridici seppur con sostanziali differenze di applicazione tra uno Stato e l’altro.

Contrariamente a quanto avviene negli altri Paesi, nell’ordinamento italiano la dottrina ritiene che gli accordi prematrimoniali siano nulli. In Italia, infatti, il riconoscimento dell’efficacia di tali patti incontra parere sfavorevole tanto della legislazione come della giurisprudenza. In conformità con il principio espresso dall’art. 24 Costituzione, gli accordi sono nulli giacchè non è consentito di disporre preventivamente di diritti che sorgono successivamente alla eventuale richiesta di separazione e/o divorzio.
La stipulazione di simili patti, oltre a compromettere l’inviolabilità del diritto di difesa, sancisce la nullità del negozio matrimoniale sottoposto alla condizione del patto stesso.
Il nostro ordinamento, tuttavia, non prevede espressamente la nullità degli accordi prematrimoniali per illiceità della causa, anzi, la giurisprudenza ha stabilito che tali intese sono valide in caso di successiva dichiarazione di nullità del matrimonio davanti ai tribunali ecclesiastici. Una volta ottenuta la deliberazione della sentenza, quindi, i coniugi potranno chiedere l’applicazione degli accordi, come rappresentato da un precedente della Cassazione che nel 1993 ha stabilito il principio della validità degli accordi prematrimoniali purchè stipulati in vista o nell’eventualità di una pronuncia di nullità del matrimonio.

In relazione alla possibilità di riconoscere la validità di qualsiasi accordo preventivo volto a determinare le conseguenze patrimoniali di un successivo eventuale divorzio in Italia, la giurisprudenza ha dimostrato un orientamento sfavorevole, escludendone l’efficacia in varie sentenze a partire dagli anni ’80.

 Il tema è stato affrontato per la prima volta nella sentenza n.3777 del 1981, dichiarando la nullità di un simile accordo per illiceità della causa. In particolare, la Cassazione, ha evidenziato che gli accordi preventivi sono nulli perché essi condizionano la volontà del coniuge distogliendolo dal contestare la domanda di divorzio.
Ovvero, l’intesa avrebbe l’effetto di condizionare il comportamento processuale dei coniugi inducendo, a seconda dei casi, il contraente economicamente più debole a non difendersi nel giudizio di divorzio pur di percepire al più presto un possibile vantaggio economico, oppure, il contraente più motivato a concedere sul piano economico molto più del giusto. In tale prospettiva, la Corte riteneva che la negoziazione tra le parti realizzasse un commercio dello status matrimoniale mediante la previsione di un corrispettivo per il consenso allo scioglimento dell’unione.
La posizione della giurisprudenza si è consolidata , a seguito della modifica legislativa alla legge sul divorzio del 1987, che ha conferito all’assegno divorzile natura assistenziale e indisponibile..
La Corte di Cassazione ha affermato l’invalidità degli accordi economici sul futuro assegno di divorzio per due ordini di motivi: in primo luogo, per l’indisponibilità del diritto alla corresponsione dell’assegno che ha natura prevalentemente alimentare e quindi tutela il coniuge economicamente più debole, in secondo luogo ha ritenuto che l’accordo avrebbe una causa illecita, poiché limiterebbe la libertà dei coniugi di difendersi in un futuro giudizio di divorzio ( Cass. Civ 10 marzo 2006 n.5302; Cass. Civ. 10 agosto 2007 n. 17634). La Corte è intervenuta a sostegno di tale tesi, anche richiamando l’art.160 cod. civ. ,ed interpretandolo come ostativo alla disponibilità dei diritti e dei doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio. Secondo l’art. 160 cod. civ. i diritti che regolano e governano la famiglia sono inderogabili dalle parti, riferendosi al dovere di contribuzione nella famiglia e al dovere di mantenere, educare ed istruire i figli, ritenendo, di conseguenza, necessario il giudizio degli organi competenti per la tutela degli interessi coinvolti in tali questioni.

Di caso particolare e isolato si parla relativamente alla sentenza del 1984 con la quale la Corte di Cassazione si è pronunciata per la prima e unica volta positivamente riguardo ai patti prematrimoniali.
Il caso riguardava due cittadini americani che abitavano in Italia, quindi la Suprema Corte dovendo applicare il diritto americano, ha ritenuto valido l’accordo in questione.

Con l’introduzione di questo istituto, anche, nel nostro ordinamento si mira a soddisfare due esigenze: da un lato, ad accorciare i tempi di attesa per la separazione e il divorzio, e dall’altro, abbassare il livello di conflittualità all’interno della coppia che tende a ripercuotersi negativamente sulla serenità dei figli. Ovviamente i patti prematrimoniali, come auspica il presidente dell’AMI l’avv. Gian Ettore Grassani, devono rappresentare un’opzione in più ed una libera scelta che si offre a chi vorrà contrarre matrimonio, con la previsione che non potranno essere derogati i diritti minimi in favore del coniuge più debole. A tal proposito, infatti, sono previsti nel disegno di legge casi di nullità per quanto riguarda le disposizioni sui figli minori o del coniuge debole, proprio a garanzia dei soggetti più deboli (ved. Disegno di legge n.2629 art.1  Disciplina dei patti prematrimoniali  art. 162bis).



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Studio legale Avv. Maria Luisa Missiaggia

 


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