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LE CONSEGUENZE DELLA VIOLAZIONE DELL’OBBLIGO DI MANTENIMENTO VERSO FIGLI MINORI

a cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e della Dott.ssa Vanessa Bellucci

La separazione personale tra i coniugi ha inevitabili ripercussioni sulla vita dei figli coinvolti, specie se di minore età.

Le disposizioni in materia (artt. 155 e 337 bis c.c. e seguenti) stabiliscono quali sono gli obblighi dei genitori verso i figli. L’art. 337 ter c.c. sancisce che i figli minori hanno diritto di ricevere cura, educazione, istruzione ed assistenza morale da entrambi i genitori. Per contribuire alla realizzazione di tali obiettivi, la medesima norma impone al Giudice di adottare tutti i provvedimenti relativi alla prole in riferimento all’esclusivo interesse morale e materiale di quest’ultima; fissa altresì la misura ed il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione ed all’educazione dei figli.

Il caso sottoposto alle cure del Tribunale civile di Roma è quello tipico di una separazione personale dei coniugi; entrambe le parti chiedevano in giudizio l’affidamento condiviso dei bambini e formulavano reciproche domande di addebito della separazione. Nel corso del giudizio, già  all’esito dell’udienza presidenziale, veniva posto a carico del padre dei minori l’obbligo di corresponsione di un assegno per il mantenimento dei figli e disposto l’affidamento condiviso degli stessi.

Il padre, senza proporre alcun reclamo avverso i provvedimenti provvisori di cui sopra, si rendeva sin da subito inadempiente all’obbligo economico impostogli dal Giudice omettendo di versare il mantenimento ai figli. In corso di causa emergeva anche che il coniuge inadempiente aveva occultato quelli che erano i suoi reali redditi; lo stesso possedeva infatti un patrimonio ben più ampio di quello dichiarato, frutto di attività svolte in nero.

La condotta paterna, peraltro ampiamente documentata con atti di precetto e sostanzialmente mai smentita dalla parte, legittimava nel corso del giudizio l’emissione di un provvedimento di sequestro dei beni mobili ed immobili dell’obbligato fino alla concorrenza di euro 200.000 ai sensi dell’art. 156 c.c., oltre alle sanzioni di cui all’art. 709 ter c.p.c.; pur a fronte di tali misure, lo stesso non ha comunque inteso mutare la condotta serbata, adducendo assurde motivazioni legate alla precarietà delle proprie condizioni economiche.

Il Tribunale, discostandosi dalle richieste dei coniugi, con sentenza 23620/2013, disponeva l’affido esclusivo dei figli alla madre, in considerazione del disinteresse manifestato del padre nei confronti della prole: disinteresse che si è tradotto in particolare nella violazione sistematica degli obblighi di cura e sostegno attuata attraverso il perdurante mancato rispetto dell’obbligo di contribuzione al mantenimento dei minori nella misura fissata dalle statuizioni giudiziali. Oltre al fatto che le somme versate dal padre a tale titolo erano state talmente esigue da non consentire ai minori un sostentamento decoroso, anche con riferimento al tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Il Giudice, inoltre, al fine di sanzionare il comportamento paterno emetteva i provvedimenti ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c., ammonendo il genitore e disponendo il risarcimento del danno in favore dei figli.

Con tale decisione, quindi, il Giudice contrariamente a quanto richiesto dalle parti, ha disposto l’affidamento esclusivo della prole alla madre in conseguenza del comportamento paterno di assoluta noncuranza verso i figli.

A seguito dell’introduzione della legge n. 54/2006 l’affidamento esclusivo è divenuta una ipotesi meramente residuale normalmente adottata esclusivamente nei casi in cui l’affidamento ad entrambi i genitori risulti pregiudizievole agli interessi dei minori. Pregiudizio evidentemente rilevato dai giudici nel caso sopra esaminato.

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