201706.13
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L’ASSEGNO DIVORZILE CESSA CON LA CONVIVENZA MORE UXORIOA cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia Un importante provvedimento emesso dalla Corte di Cassazione in tema del diritto di famiglia conferma un orientamento giurisprudenziale che ormai si va consolidando e che rilevanti aspetti riveste nei giudizi di divorzio. Difatti la Suprema Corte, con l’ordinanza n. 12879 del 22 maggio 2017, ha confermato che si “ritiene cessata con l’instaurazione di una convivenza stabile e caratterizzata dalla relazione affettiva fra i conviventi la obbligazione di cui all’art. 5, per effetto della cessazione della solidarietà che caratterizza i rapporti fra gli ex coniugi dopo il divorzio”. Pertanto la formazione di una famiglia di fatto – che si ricorda è costituzionalmente tutelata ai sensi dall’art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo – è espressione di una libera e consapevole scelta esistenziale che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale in tale senso andrà esonerato definitivamente da ogni obbligo (si veda anche Cass. Civ., sezione 1^, n. 6855 del 3 aprile 2015). Alla luce di tali decisioni chi, beneficiario di un assegno divorzile, successivamente il divorzio instaura una convivenza di fatto con altra persona perderà il diritto alla corresponsione dell’assegno su specifica domanda dell’ex coniuge che lo corrisponde. Eguale discorso vale nel caso in cui la convivenza si instauri successivamente la separazione ma prima della pronuncia di divorzio, in tale caso la domanda relativa l’assegno dovrà essere rigettata dal Tribunale che sarà chiamato a disporre la cessazione del vincolo matrimoniale. E tale principio si ritiene ormai talmente assodato che la stessa Corte di Cassazione ha deciso il ricorso direttamente nel merito (fatto poco usuale), cassando la sentenza della Corte di Appello e negando il riconoscimento alla corresponsione dell’assegno divorzile. Pare assodato che tale principio si possa applicare per analogia anche alla cessazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (per le quali si applica la normativa sul divorzio breve). Tutte queste ultime decisioni si vanno ad inserire nel solco di quelle pronunce della Suprema Corte (si veda la epocale sentenza 11504/2017 secondo cui per la determinazione dell’assegno divorzile si deve tenere conto della indipendenza economica del richiedente e nella misura di euro 1.000,00 mensili quale parametro di riferimento (cfr. Ordinanza di Milano del 22 maggio 2017 Dott. Buffone sez. IX) che stanno rivisitando e modernizzando l’interpretazione del diritto di famiglia, avendo sempre come riferimento la tutela della prole e del coniuge debole e cercando nello stesso tempo di evitare improprie rendite di posizione a solo vantaggio e favore del coniuge percipiente. Vi aspetto in Studio! Per tutelare i Vostri diritti e per vedere garantite le reciproche posizioni nella coppia di coniugi e non. Cass. civ. Sez. VI – 1, Ord., 22/05/2017, n. 12879 Fatto – Diritto P.Q.M. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE 1 Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente – Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere – Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere – Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere – Dott. ACIERNO Maria – Consigliere – ha pronunciato la seguente: ORDINANZA sul ricorso proposto da: B.M., elettivamente domiciliato in Roma via Monte Zebio 30, presso l’avv. Gianmaria Cameici che lo rappresenta e difende, unitamente all’avv. Alberto Figone, giusta procura speciale in calce al ricorso, e dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo al fax n. 06/32600464 e alle p.e.c. giammariacammi-ci(at)ordineavvocatiroma.org e alberto.figone(at)ordineavvgenova.it; – ricorrente – nei confronti di: N.M., domiciliata in Roma, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avv. Nazzareno Siccardi, giusta procura speciale a margine del con-troricorso, che dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo presso la p.e.c. nazzareno.siccardi(at)ordineavvocatisv.it e il telefax n. 0182542205; – controricorrente – avverso la sentenza n. 1/2014 della Corte di appello di Genova, emessa il 13 dicembre 2013 e depositata l’8 gennaio 2014, n. R.G. 515/2013. Svolgimento del processo – Motivi della decisione Rilevato che: 1. La controversia ha ad oggetto il diritto della N. a percepire l’assegno divorzile di 250 Euro mensili. Ritiene infatti il ricorrente che è illogica e contrastante con la giurisprudenza l’affermazione della Corte di appello che, nel disporre la corresponsione dell’assegno a carico del B., ha rilevato che la possibilità per la N. di ricevere assistenza materiale dal compagno P.R. è resa difficile dalla sua dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale di Savona nel maggio 2013. Ritiene infatti il ricorrente che, secondo una corretta e aggiornata interpretazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, deve ritenersi che l’instaurazione di una convivenza more uxorio elide ogni possibile connessione con il modello di vita precedente e fa venir meno i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile. Rileva inoltre il ricorrente che la sentenza della Corte di appello è censurabile anche sotto il profilo della ricognizione dei presupposti di cui all’art. 5 citato ai fini del riconoscimento del diritto all’assegno come pure per ciò che concerne la regolamentazione delle spese processuali compensate per metà quanto ai due gradi del giudizio di merito e poste a carico dell’odierno ricorrente per la quota residua. 2. Si difende con controricorso N.M.. 3. Il ricorrente deposita memoria difensiva. Ritenuto che: 4. Il ricorso è manifestamente fondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte (Cass. civ. sez. 1^ n. 6885/2015 e sez. 6^-1 n. 2466/2016) che ritiene cessata con l’instaurazione di una convivenza stabile e caratterizzata dalla relazione affettiva fra i conviventi la obbligazione di cui all’art. 5, per effetto della cessazione della solidarietà che caratterizza i rapporti fra gli ex coniugi dopo il divorzio. 5. Va pertanto accolto il primo motivo di ricorso con assorbimento del secondo relativo alla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile. Alla cassazione della sentenza della Corte di appello può seguire la decisione nel merito di rigetto della domanda di assegno divorzile proposta dalla N.. 6. Va invece respinto il terzo motivo di ricorso essendo la decisione sulle spese del giudizio di merito basata sulla parziale soccombenza del B. quanto alle domande relative al riconoscimento e alla quantificazione del contributo al mantenimento dei figli. 7. In relazione all’esito del giudizio e al recente mutamento della giurisprudenza di legittimità quanto alla questione controversa che ha costituito l’oggetto del primo motivo si ritiene di compensare interamente le spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo motivo, e respinge il terzo motivo. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di assegno divorzile proposta da N.M.. Compensa le spese del giudizio di cassazione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52. Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 7 aprile 2017. Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2017

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia

Un importante provvedimento emesso dalla Corte di Cassazione in tema del diritto di famiglia conferma un orientamento giurisprudenziale che ormai si va consolidando e che rilevanti aspetti riveste nei giudizi di divorzio. Difatti la Suprema Corte, con l’ordinanza n. 12879 del 22 maggio 2017, ha confermato che si “ritiene cessata con l’instaurazione di una convivenza stabile e caratterizzata dalla relazione affettiva fra i conviventi la obbligazione di cui all’art. 5, per effetto della cessazione della solidarietà che caratterizza i rapporti fra gli ex coniugi dopo il divorzio”.

Pertanto la formazione di una famiglia di fatto – che si ricorda è costituzionalmente tutelata ai sensi dall’art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo – è espressione di una libera e consapevole scelta esistenziale che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale in tale senso andrà esonerato definitivamente da ogni obbligo (si veda anche Cass. Civ., sezione 1^, n. 6855 del 3 aprile 2015).

Alla luce di tali decisioni chi, beneficiario di un assegno divorzile, successivamente il divorzio instaura una convivenza di fatto con altra persona perderà il diritto alla corresponsione dell’assegno su specifica domanda dell’ex coniuge che lo corrisponde. Eguale discorso vale nel caso in cui la convivenza si instauri successivamente la separazione ma prima della pronuncia di divorzio, in tale caso la domanda relativa l’assegno dovrà essere rigettata dal Tribunale che sarà chiamato a disporre la cessazione del vincolo matrimoniale. E tale principio si ritiene ormai talmente assodato che la stessa Corte di Cassazione ha deciso il ricorso direttamente nel merito (fatto poco usuale), cassando la sentenza della Corte di Appello e negando il riconoscimento alla corresponsione dell’assegno divorzile.

Pare assodato che tale principio si possa applicare per analogia anche alla cessazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (per le quali si applica la normativa sul divorzio breve).

Tutte queste ultime decisioni si vanno ad inserire nel solco di quelle pronunce della Suprema Corte (si veda la epocale sentenza 11504/2017 secondo cui per la determinazione dell’assegno divorzile si deve tenere conto della indipendenza economica del richiedente e nella misura di euro 1.000,00 mensili quale parametro di riferimento (cfr. Ordinanza di Milano del 22 maggio 2017 Dott. Buffone sez. IX) che stanno rivisitando e modernizzando l’interpretazione del diritto di famiglia, avendo sempre come riferimento la tutela della prole e del coniuge debole e cercando nello stesso tempo di evitare improprie rendite di posizione a solo vantaggio e favore del coniuge percipiente.

Vi aspetto in Studio!  Per tutelare i Vostri diritti e per vedere garantite le reciproche posizioni nella coppia di coniugi e non.


Cass. civ. Sez. VI – 1, Ord., 22/05/2017, n. 12879

Fatto – Diritto P.Q.M.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

B.M., elettivamente domiciliato in Roma via Monte Zebio 30, presso l’avv. Gianmaria Cameici che lo rappresenta e difende, unitamente all’avv. Alberto Figone, giusta procura speciale in calce al ricorso, e dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo al fax n. 06/32600464 e alle p.e.c. giammariacammici(at)ordineavvocatiroma.org e alberto.figone(at)ordineavvgenova.it;

– ricorrente –

nei confronti di:

N.M., domiciliata in Roma, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avv. Nazzareno Siccardi, giusta procura speciale a margine del controricorso, che dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo presso la p.e.c. nazzareno.siccardi(at)ordineavvocatisv.it e il telefax n. 0182542205;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1/2014 della Corte di appello di Genova, emessa il 13 dicembre 2013 e depositata l’8 gennaio 2014, n. R.G. 515/2013.

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Rilevato che:

  1. La controversia ha ad oggetto il diritto della N. a percepire l’assegno divorzile di 250 Euro mensili. Ritiene infatti il ricorrente che è illogica e contrastante con la giurisprudenza l’affermazione della Corte di appello che, nel disporre la corresponsione dell’assegno a carico del B., ha rilevato che la possibilità per la N. di ricevere assistenza materiale dal compagno P.R. è resa difficile dalla sua dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale di Savona nel maggio 2013. Ritiene infatti il ricorrente che, secondo una corretta e aggiornata interpretazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, deve ritenersi che l’instaurazione di una convivenza more uxorio elide ogni possibile connessione con il modello di vita precedente e fa venir meno i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile. Rileva inoltre il ricorrente che la sentenza della Corte di appello è censurabile anche sotto il profilo della ricognizione dei presupposti di cui all’art. 5 citato ai fini del riconoscimento del diritto all’assegno come pure per ciò che concerne la regolamentazione delle spese processuali compensate per metà quanto ai due gradi del giudizio di merito e poste a carico dell’odierno ricorrente per la quota residua.
  2. Si difende con controricorso N.M..
  3. Il ricorrente deposita memoria difensiva.

Ritenuto che:

  1. Il ricorso è manifestamente fondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte (Cass. civ. sez. 1^ n. 6885/2015 e sez. 6^-1 n. 2466/2016) che ritiene cessata con l’instaurazione di una convivenza stabile e caratterizzata dalla relazione affettiva fra i conviventi la obbligazione di cui all’art. 5, per effetto della cessazione della solidarietà che caratterizza i rapporti fra gli ex coniugi dopo il divorzio.
  2. Va pertanto accolto il primo motivo di ricorso con assorbimento del secondo relativo alla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile. Alla cassazione della sentenza della Corte di appello può seguire la decisione nel merito di rigetto della domanda di assegno divorzile proposta dalla N..
  3. Va invece respinto il terzo motivo di ricorso essendo la decisione sulle spese del giudizio di merito basata sulla parziale soccombenza del B. quanto alle domande relative al riconoscimento e alla quantificazione del contributo al mantenimento dei figli.
  4. In relazione all’esito del giudizio e al recente mutamento della giurisprudenza di legittimità quanto alla questione controversa che ha costituito l’oggetto del primo motivo si ritiene di compensare interamente le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo motivo, e respinge il terzo motivo. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di assegno divorzile proposta da N.M.. Compensa le spese del giudizio di cassazione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 7 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2017

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