L'affidamento congiunto
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L'affidamento congiunto

ANNA MARIA SERSALE
IL MESSAGGERO

ROMA - Nei casi di separazione e divorzio i conflitti sono talmente esasperati da impedire qualunque tipo di accordo, soprattutto se riguarda i figli, usati come arma di ricatto. Solo nella minoranza dei casi i partner riescono a mantenere i nervi saldi e a non spezzare i fili della comunicazione. Eppure il fallimento della coppia non equivale al fallimento dei genitori e la decisione di «vivere separati» non è detto che debba «compromettere la vita e lo sviluppo dei bambini». «Entrambi i genitori possono esercitare il loro ruolo in modo paritario», è questa la scommessa della nuova legge per l'«affido condiviso», nata per «garantire la potestà», ed evitare che il bambino «perda» uno dei genitori, di solito il padre.

Finora i figli dei separati nell'85 per cento dei casi sono stati assegnati alle madri. Solo l'11 per cento ha avuto l'affidamento congiunto (quello “alternato” di fatto non è praticato perché dannoso). Basta una cifra per capire quanto il problema tocchi da vicino le famiglie: sono un milione i figli coinvolti dalle separazioni attualmente in corso. Della nuova legge, primo firmatario è il forzista Maurizio Paniz. Dopo tre anni di braccio di ferro, tanti tentativi falliti e quasi mille emendamenti, il ddl è al vaglio delle commissioni parlamentari. L'altro giorno gli Affari sociali hanno votato, ma con molte spaccature interne. Del resto non è facile rimettere mano ai meccanismi dell'affido. Ds e Rifondazione vogliono molte modifiche. Il testo ora dovrà tornare in commissione Giustizia per poi andare in aula entro la fine dell'anno. Ma si prevedono scintille, considerate le polemiche e le divisioni che accompagnano il provvedimento.

Centrodestra e centrosinistra sono divisi al loro interno. Come è accaduto per la fecondazione si profilano battaglie trasversali. Con la Margherita favorevole, la legge potrebbe passare con un voto bipartisan e il «sì» di una parte dell'Ulivo. Intanto si discute di diritti civili, della vita delle famiglie, di bambini da ”affidare”, mantenimento e assegni mensili, case e beni comuni. L'obbiettivo centrale della legge, in ogni caso, è la «potestà» alla pari. «Sul principio concordiamo tutti - dice Marida Bolognesi, deputata diessina e membro della commissione Affari sociali - Sono le modalità che non vanno». Le critiche riguardano soprattutto il «mantenimento». La legge dice: «Salvo accordi diversi, i genitori provvedono in forma diretta e in misura proporzionale al reddito, secondo capitoli di spesa definiti». Il giudice inoltre può stabilire un «assegno periodico di conguaglio». «Ma è un errore - afferma la Bolognesi - Uno paga la palestra e la scuola, l'altro i vestiti e le vacanze? Non è gestibile».
Contestato anche l'«obbligo» di rivolgersi ad un Centro di mediazione familiare («deve essere una scelta, non un obbligo», dicono in coro i Ds).

Per molte donne la legge ha «titoli esaltanti» ma di fatto nasconde una «controffensiva maschilista». Tuttavia i padri da anni tentano di affermare i loro diritti. «Non vogliamo - dicono i tanti che hanno costituito associazioni - essere i padri della domenica, nè i padri del bancomat o dell'assegno mensile. Vogliamo partecipare all'educazione dei nostri figli». Aggiunge Giorgio Ceccarelli, fondatore di “Figli negati”: «Perché questo Far-west finisca dobbiamo impedire che gli ex si facciano la guerra».

Ma è utopia la fine delle battaglie giudiziarie? «La nuova legge - spiega Maria Luisa Missiaggia, avvocato specializzato in mediazione familiare - prevede che i figli non vengano più affidati in via esclusiva ad uno solo dei genitori, ma al padre e alla madre, per garantire un rapporto equilibrato. Dunque, la presenza più incisiva di entrambi i genitori anche se il figlio coabitarebbe con uno dei due. Solo in caso di disaccordo insanabile il giudice, caso per caso, fisserebbe le modalità di frequentazione. La potestà, comunque, resta congiunta. Per arrivare a questo traguardo occorre affidarsi agli esperti, a dei professionisti in grado di diventare interlocutori esterni alla coppia, per mettere l'uno di fronte all'altro e giungere ad un accordo superando le dinamiche conflittuali. La mediazione familiare, che negli Usa è prassi consolidata, ormai dovrà entrare nella nostra cultura».



Informazioni: marialuisa.missiaggia@gmail.com
Studio legale Avv. Maria Luisa Missiaggia

 


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