Quando una unione si rompe
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Quando una unione si rompe

ANNA MARIA SERSALE
IL MESSAGGERO

ROMA - Quando una unione si rompe, quando un matrimonio va in pezzi, quando ci sono figli da affidare, accordi di mantenimento da stipulare, case da assegnare, conflitti difficili da sanare, insomma, quando la famiglia è in difficoltà, le procedure giudiziarie diventano un calvario. «C'è troppa frammentazione, le competenze vanno unificate. Sono d'accordo con il ministro Bindi che pensa ad un tribunale per la famiglia», afferma Simonetta Matone, sostituto procuratore del tribunale dei minori di Roma e consigliere di Cassazione. Chi deve fare i conti con la triade giudice ordinario, giudice tutelare e tribunale dei minori va al manicomio. L'iter si complica, rallenta, e si sovrappongono decisioni talvolta contraddittorie. «Tra l'altro - sostiene ancora la Matone - il nostro ordinamento non mette tutti i figli sullo stesso piano, discriminando tra figli legali e figli naturali. Mi spiego meglio. Se i genitori sono sposati le controversie sull'assegnazione dei figli finiscono al tribunale civile; se i genitori non sono sposati, invece, le controversie finiscono al tribunale dei minori, perché il figlio è nato fuori dal matrimonio».

«E' assurdo che su uno stesso caso - conclude il sostituto procuratore Matone - intervengano tre giudici diversi, ciascuno per le proprie competenze: accordo economico, affidamento del minore e esecuzione del provvedimento del tribunale. Una situazione paradossale, che genera confusione, disorienta, e non aiuta a trovare soluzioni a tutela dei ragazzi. Però ogni volta che si parla di abolizione dei tribunali dei minori si scatena un'opposizione feroce».

Rosy Bindi nell'intervista al Messaggero pubblicata domenica scorsa ha anticipato uno dei progetti che riguardano la famiglia. Progetto che la Bindi condivide con il collega della Giustizia, Clemente Mastella. Si prevede un giudice che si occupi dei minori e della gestione delle crisi familiari. «Si parla da tempo di riforma della giustizia minorile e della famiglia - ha detto il ministro Bindi - pensiamo ad un tribunale per la famiglia dove convergano tutti i temi che la riguardano, dalle separazioni agli affidi, dove ci sia un giudice davvero specializzato». Presto sarà al lavoro una commissione parlamentare per dare corpo al progetto. Intanto, avvocati e associazioni si schierano con dei distinguo. «Sull'unificazione delle competenze siamo tutti d'accordo - afferma Marina Marino, presidente dell'Aiaf, l'associazione degli avvocati che si occupano di famiglia - Ma non ci piace l'idea del tribunale. Siamo d'accordo, invece, nell'attribuzione della materia alle sezioni specializzate dei tribunali ordinari. Non è la prima volta che si fa strada il proposito di affidare
il tema famiglia, sempre più complesso e conflittuale, a giudici specializzati, ma i disegni di legge sono tutti naufragati. Anche con Diliberto e Fassino alla Giustizia ci si è spaccati sull'attribuzione delle competenze. Ai tribunali dei minori o a quelli ordinari? Per noi dell'Aiaf a quelli ordinari, non ci sono dubbi». Le posizioni degli avvocati sono variegate. E comunque non ostili al progetto di fondo. L'obiettivo di garantire una giustizia più equa è condiviso da tutti. «La famiglia è stata sottovalutata - osserva Luisa Missiaggia, avvocato esperto di mediazione - anche i tempi processuali sono troppo lunghi». «La proposta Bindi è molto coerente - sostiene Andrea Zoppini, ordinario di Diritto privato a Roma Tre - La famiglia è materia tecnica che presuppone conoscenze e celerità di giudizio».

«Ma c'è un rischio - avverte Marino Maglietta, presidente della Associazione “Crescere insieme” e padre della legge sull'affidamento condiviso dei figli - Con il tribunale per la famiglia si cambia solo nome ai tribunali dei minori, un cambio di etichetta e tutto finisce lì. Sarei d'accordo solo con l'idea delle sezioni e dei giudici specializzati». «Se tutto passa nelle mani dei giudici minorili - sostiene Gianfranco Dosi, ex magistrato e ora presidente di un Osservatorio sui minori - c'è il rischio di un indebolimento di molte delle garanzie processuali. Il progetto dell'unificazione, però, è positivo».



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