Il figlio adottato ha diritto di conoscere le proprie origini?

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A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Vanessa Bellucci.

Il figlio adottato ha diritto di conoscere l’identità dei suoi fratelli e le proprie origini biologiche?

Come si conciliano norme e giurisprudenza per garantire sia il diritto alla riservatezza che quello al legame familiare?

Il diritto a conoscere le proprie origini.

Il diritto a conoscere le proprie origini è un diritto alla personalità, espressione essenziale del diritto all’identità personale.

Lo sviluppo di una persona, sia nella propria individualità che nelle relazioni con gli altri, può dirsi realizzato solo se è in grado di conoscere la propria identità, sia interiore che esteriore. Elementi essenziali di tale identità sono il nome e la discendenza giuridicamente rilevanti.

L’articolo 28 della Legge 184/1983, prevede il diritto dell’adottato di conoscere le proprie origini e l’identità dei genitori naturali, senza alcun riferimento ai parenti più prossimi come i fratelli biologici.

L’art. 28 ultimo comma della Legge sulle adozioni (184/1983) prevedeva, la prevalenza assoluta del diritto della madre a restare anonima rispetto al diritto del figlio di conoscerne l’identità.

Nel 2012 la Corte Edu, nel caso Godelli c. Italia, condannava quest’ultima dal momento che la norma in questione riconosceva una tutela esclusiva alla posizione della madre, precludendo così qualsiasi bilanciamento rispetto al diverso e, non meno importante, diritto del figlio di conoscere le proprie origini.

Nel 2013 interveniva la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 276, dichiarando l’illegittimità della norma nella parte in cui non prevedeva la possibilità per il giudice di ascoltare, su richiesta del figlio, la madre che avesse dichiarato all’epoca del parto di non voler essere nominata.

La finalità dell’interpello è di verificare se la volontà della madre sia rimasta quella di rimanere sconosciuta al proprio figlio o, invece, sia mutata.

Il diritto all’identità personale deve essere bilanciato con il diritto alla riservatezza.

Il bilanciamento degli interessi.

La Cassazione affronta la questione relativa alle modalità di bilanciamento degli interessi coinvolti. In particolare con la sentenza, la Suprema Corte n. 6963/2018, si è altresì soffermata sull’interpretazione letterale di quanto previsto dall’art. 28 co. 5 Legge 184/1983 e, in particolare, sul significato da attribuire a “conoscere le proprie origini e l’identità dei genitori biologici”.

I giudici si sono chiesti se la norma sia riferita ai soli genitori biologici oppure se si riconosce il diritto ad avere informazioni dell’intero nucleo familiare.

 

 

Si nota come i fratelli e le sorelle naturali non siano intervenuti nelle scelte che abbiano portato ad essere anche loro adottati; si sostiene che se l’adottato adulto detiene un diritto potestativo di conoscere l’identità dei propri genitori naturali, lo stesso non può dirsi in relazione ai propri fratelli biologici.

Nei confronti dei fratelli e delle sorelle, invece, è imprescindibile procedere a un preventivo bilanciamento tra la posizione di chi intende conoscere le proprie origini e chi può soddisfare tale esigenza ma ha anche diritto a non voler rivelare la propria parentela biologica.

Di conseguenza, il diritto dell’adottato ad accedere alle informazioni concernenti le sorelle e i fratelli biologici adulti è possibile per i giudici solo “previo interpello di questi ultimi mediante procedimento giurisdizionale idoneo ad assicurare la massima riservatezza ed il massimo rispetto della dignità dei soggetti da interpellare, al fine di acquisirne il consenso all’accesso alle informazioni richieste o di constatarne il diniego, da ritenersi impeditivo dell’esercizio del diritto”.

 

 

 

 

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