Figli minori collocati in via paritaria presso entrambi i genitori

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A distanza di oltre 10 anni, la legge n. 54 del 2006 sull’affido condiviso è soggetta a un’interpretazione pratica tutt’altro che concorde e precisa. Statistiche Istat del 2016 hanno evidenziato che l’affido congiunto, applicato in teoria, è del tutto ignorato nella pratica, tanto che ad inizio anno in Senato si è tornato a parlare di una nuova formulazione delle norme che lo regolano, al fine di garantire a tutti gli effetti il diritto dei fanciulli alla bi-genitorialità.

Separarsi con amore si può: grazie alla sentenza sull’affido congiunto entrambi i genitori potranno partecipare in egual maniera alla vita dei figli.

Lo studio Missiaggia offre consulenza legale online in materia di diritto di famiglia, nello specifico: assegno di mantenimento, mediazione familiare, negoziazioni assistite, affidamento condiviso, separazioni giudiziali, separazioni consensuali.

La sentenza sull’affido congiunto

Il Tribunale di Lecce, con la sentenza numero 2000/2017 ha riconosciuto l’affidamento condiviso paritario dei minori di una coppia, nell’ambito di un giudizio di separazione, condividendo le linee guida pubblicate dal Tribunale di Brindisi lo scorso 15 marzo: Stop al collocamento prevalente dei figli.

Il Tribunale infatti ha recepito gli accordi raggiunti tra i coniugi ove si prevede una permanenza paritaria del figlio minore con il padre e con la madre. In particolare:

– Il figlio sarà domiciliato presso entrambi, con la conseguenza che la residenza dei figli avrà valenza puramente demografica. Il minore potrà frequentare entrambi i genitori liberamente secondo le proprie esigenze e in accordo con gli stessi. In difetto di accordo, la frequentazione dei genitori dovrà avvenire ispirandosi al principio che ciascun genitore dovrà partecipare alla quotidianità dei figli, superando l’obsoleta distinzione tra genitore accudente e genitore ludico, quest’ultimo un tempo responsabile dell’assegno di mantenimento.

Ciò non significa che i minori debbano in ogni caso trascorrere necessariamente tempi identici presso ciascuno di essi; la frequentazione deve adeguarsi alle esigenze dei figli.

Il mantenimento del figlio avverrà in maniera diretta. Ciascuno dei genitori, infatti, fornirà vitto e alloggio nel tempo in cui avrà il figlio con sé e coprirà ogni spesa anche ogni spesa legata alla convivenza; le parti, poi, concorreranno al 50% alle spese straordinarie e non prevedibili.

 

La ratio legis

Con la legge 54/2006 che ha sancito l’importanza della bi-genitorialità, il legislatore avrebbe voluto abbandonare la logica dell’affidamento esclusivo. Tuttavia la cultura e la nostalgia della legislatura hanno creato un affidamento esclusivo camuffato; con il collocamento prevalente viene infatti ad esistere un genitore di serie A ed un genitore di serie B.

Per tale ragione il Tribunale di Brindisi prima, e quello di Lecce poi, hanno destituito di fondamento la logica del collocamento prevalente, preferendo una piena condivisione dei ruoli genitoriali, rispettando pienamente il rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori cui fa riferimento la L. 54/2006.

 

Casa familiare

L’addio al collocamento prevalente cagiona ripercussioni anche sulla spinosa questione dell’assegnazione della casa familiare: visto che la frequentazione dei minori con i genitori è equilibrata, l’immobile resta al proprietario senza possibilità di contestazioni. Nel caso di comproprietà, il genitore che abbandona la casa sarà gravato di un mantenimento “scontato” del 50% del costo della locazione di un appartamento con caratteristiche simili.

 

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e della Dr.ssa Vanessa Bellucci.

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