201704.03
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IL DIRITTO AD UNA QUOTA DEL TFR DA PARTE DELL’EX CONIUGE.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Rosalia Cancellara.

Ai sensi dell’articolo 12-bis legge sul divorzio, il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno divorzile, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, e ciò anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza.

Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

 

La norma, trova la sua giustificazione nel dovere di solidarietà a favore del coniuge economicamente più debole che ha concorso allo sviluppo del patrimonio familiare ed il cui contributo deve essere ricompensato anche dopo lo scioglimento del matrimonio.

La norma in questione afferma  quindi il diritto dell’ex coniuge, titolare di assegno divorzile, ad una quota dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge.

 

L’orientamento prevalente interpreta la norma estensivamente ricomprendendovi sia il trattamento di fine rapporto che le varie liquidazioni che spettano al lavoratore in occasione della cessazione del lavoro.

 

La giurisprudenza  ha precisato come l’ex coniuge abbia il diritto di percepire una parte non solo del TFR, ma anche di  qualunque indennità a questo corrisposta a titolo di

cessazione del rapporto di lavoro (si pensi ad esempio all’indennità premio di servizio per i lavoratori dipendenti degli enti locali).

 Più precisamente si ritiene che può essere considerato equivalente alla nozione di trattamento di fine rapporto, l’indennità, comunque denominata, che l’ex coniuge ha percepito alla cessazione del rapporto di lavoro, anche parasubordinato,  e che è determinata in proporzione alla durata del rapporto lavorativo e all’entità della retribuzione ricevuta (la giurisprudenza ritiene che l’indennità di risoluzione del rapporto di agenzia sia paragonabile al TFR e dunque soggetta alla disciplina dell’articolo 12 – bis, mentre ritiene che ciò non accada per le somme percepite a titolo di illegittimo licenziamento). 

 

La legge stabilisce che il diritto ad una quota del TFR è subordinato alla sussistenza di tre presupposti:

1)      che la domanda relativa all’indennità sia formulata dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio;

2)      che il coniuge richiedente non abbia contratto un nuovo matrimonio;

3)      che il coniuge richiedente sia titolare dell’assegno di divorzio;

 

La giurisprudenza prevalente ritiene che non abbia diritto a ricevere la percentuale del trattamento di fine rapporto il coniuge che ha ricevuto la liquidazione dell’assegno divorzile in un’unica soluzione, poiché ai sensi dell’articolo 5, comma 8 della legge sul divorzio, il coniuge, in questo caso, perde il diritto a qualsiasi ulteriore  pretesa nei confronti dell’altro e dunque anche ad una quota del TFR da questo percepita.

 

Questione ancora controversa è quella relativa alla sussistenza di un tale diritto nel caso in cui il TFR sia percepito prima del passaggio in giudicato della sentenza di divorzio.

 

La soluzione più accreditata nella nostra giurisprudenza è quella che ritiene che la quota del TFR sia dovuta anche se l’indennità è stata percepita prima della sentenza di divorzio, purché dopo il deposito del ricorso introduttivo (Cass. 20 giugno 2014, n. 14129)

 

Infatti il diritto alla quota sorge solo se l’indennità dovuta all’altro coniuge sia maturata successivamente alla proposizione della domanda introduttiva del giudizio di divorzio, e quindi anche prima della sentenza di divorzio, ma ciò non accade se il diritto sia maturato e sia stato percepito in data anteriore, come in pendenza del giudizio di separazione potendo in tal caso la riscossione dell’indennità incidere solo sulla situazione economica del coniuge tenuto a corrispondere l’assegno ovvero legittimare una modifica delle condizioni stabilite in separazione e/o divorzio (Cass. 29 settembre 2005, n. 19046).

 

Nel caso di morte di persona divorziata e passata a nuove nozze, il TFR spettante agli eredi del de cuius si divide tra coniuge divorziato e coniuge superstite in base alla durata del rispettivo matrimonio, ma apportando al risultato opportuni correttivi, fondati su ulteriori elementi, quali l’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso dell’ex coniuge, le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda, o l’eventuale esistenza di un periodo di convivenza prematrimoniale del secondo coniuge.

 

Riguardo al trattamento di fine rapporto, in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite, la somma dovuta all’ex coniuge, ai sensi dell’art. 12 bis legge sul divorzio, deve essere determinata tenendo conto dell’intera somma percepita dall’ex coniuge e dal coniuge superstite, quale essa risulta maturata a titolo di capitale, con l’aggiunta degli interessi e rivalutazione monetaria.

 

Articolo 12-bis.

1. Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza.

2. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

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