Cisterna di Latina Tragedia e strage familiare. Due bambine uccise dalla violenza del padre Luigi Capasso

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Ancora una volta la separazione tra due coniugi sembra essere presupposto di follia in famiglia. La mancata accettazione della decisione della moglie di lasciarlo, fa si che il Carabiniere di Cisterna di Latina punti la pistola contro tutte, moglie e figlie e ne uccida le figlie di appena pochi anni.

Che cosa si può fare per impedire che tragedie dall’epilogo buio come queste possano ripetersi?

 

Sono rimasta agghiacciata dalla notizia di ieri. Agghiacciata dall’assenza di giustificazioni che il mio cervello ha trovato.

Luigi Capasso, persona idonea all’Arma, di media cultura, non abbrutito dalla povertà, apparentemente normale.

Questo doveva sembrare Luigi Capasso, tuttavia redarguito dalla polizia nei giorni precedenti per aver colpito al volto la moglie Antonietta sul posto di lavoro alla Findus. Uccide e si uccide dopo.

Ed in realtà normale non era. Malato forse da una gelosia patologica e dalla mancata accettazione di essere lasciato. Una malattia che in America si conosce come dipendenza affettiva e porta con sé conseguenze anche disastrose come nel caso di specie.

Qui in Italia si tende a sottovalutare quello che sta accadendo da ormai anni con frequenza spaventosa e trasversalità disarmante.

Una persona aggredita e picchiata da un familiare puo’ denunciare è vero, ma viene lasciata sola per mesi dalle istituzioni e dal sistema penale sprovvisto di vere e proprie armi tempestive ed efficaci.

Per mesi, ovvero nel corso delle indagini, come può difendersi una donna dal marito che l’ha picchiata?

 

Nel caso specifico, nonostante la segnalazione della donna, gli Assistenti sociali presenti sul territorio per le bambine, l’uomo continuava ad avere le chiavi di casa. La donna aveva ceduto a quelle false riappacificazioni tipiche del violento. E non lo aveva denunciato. Ma anche se lo avesse fatto, cosa si sarebbe evitato?

La donna deve sapere che dopo una violenza potrà essercene senz’altro un’altra e che l’apparente buonismo dell’uomo o le preghiere dello stesso ad evitare la denuncia non sono altro che false modalità di comunicazione. Nessun perdono per chi non rispetta le decisioni dell’altro.

Ecco perché ho deciso di creare e l’ho fatto una Onlus che possa curare le persone violente attraverso un progetto che è già in atto.

#perteuomo è il progetto e lo leggete sul sito studiodonne.it

Scriveteci se avete un problema e volete essere sostenute nel vostro caso, vi offriamo un servizio di consulenza legale online.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia

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