Casa coniugale in comodato d’uso. Cosa succede se i coniugi si separano?

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Accade sempre più spesso che il padre conceda in comodato al figlio ed alla moglie l’uso di un’abitazione per soddisfare i bisogni della famiglia dello stesso.

Ma cosa accade se i coniugi si separano? Quali sono le sorti dell’immobile?

La Cassazione ha stabilito che se l’immobile concesso in comodato è destinato ad abitazione familiare, il comodante può esigerne la restituzione immediata, solo se sopravviene un urgente ed imprevisto bisogno (Cass. 3553/17).

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Vanessa Bellucci.

 

 

La normativa sul comodato.

Gli articoli 803 e seguenti del codice civile disciplinano il contratto di comodato. In  particolare, l’art. 1803 prevede che il comodato possa essere pattuito a tempo o per un uso determinato ed il successivo art. 1810 (cd. comodato precario) stabilisce che ove non venga convenuto un termine o lo stesso non risulti dall’uso cui la cosa è destinata, il bene deve essere restituito non appena il proprietario ne faccia richiesta (cd. recesso ad nutum).

Il comodato d’uso della casa familiare.

Con sentenza 3553/2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che se l’immobile concesso in comodato è destinato ad abitazione familiare, il comodante può esigerne la restituzione immediata, solo se sopravviene un urgente ed imprevisto bisogno.

Il caso in esame è quello della proprietaria di un immobile che citava in giudizio la ex compagna del figlio, per ottenere il rilascio dell’immobile, concesso alla coppia in comodato, anni prima. La comodataria si costituiva sostenendo l’inapplicabilità del recesso ad nutum ex art. 1810 c.c., in quanto la destinazione di detto immobile era quella di casa familiare e quindi il comodato era sottoposto ad un termine implicito determinato dall’uso del bene stesso.

Il Tribunale prima e la Corte di Appello dopo, accoglievano le richieste della convenuta, ritenendo pacifico, per ammissione della stessa proprietaria, che l’immobile era stato concesso alla famiglia in comodato perché vi risiedesse e facesse fronte alle proprie esigenze abitative.

Inoltre, il Giudice del merito stabiliva che, ove, come nel caso in oggetto, il comodato fosse stato concesso senza limiti di durata e, per effetto della concorde volontà delle parti, il bene fosse stato destinato alle esigenze abitative familiari, tale da  conferire all’uso cui la cosa è destinata, il carattere implicito della durata del rapporto, il comodante avrebbe dovuto consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto nel contratto, senza possibilità di far cessare tale vincolo ad nutum, salvo per un urgente e sopravvenuto bisogno del comodante, ai sensi dell’art. 1809, comma 2, c.c.

 

 

 

 

La proprietaria dell’immobile decideva dunque di ricorrere in Cassazione per far valere le proprie ragioni. Tuttavia anche il giudice di ultimo grado ha ritenuto infondate le sue doglianze. La Suprema Corte ha infatti ritenuto che il tipo di comodato in questione non è il comodato cd. precario previsto dall’art. 1810 c.c., bensì un comodato previsto ex art. 1809 c.c. che prevede la possibilità di restituzione del bene in comodato solo se sopravviene un urgente ed imprevisto bisogno del comodante 8ar. 1809 comma 2 c.c.).

Non essendo, nel caso in esame, intervenuto alcun bisogno particolare della proprietaria, la Cassazione ha dato ragione alla moglie separata, benché il comodato (per i bisogni della famiglia) fosse stato stipulato solo tra il marito ed i genitori di quest’ultimo.

 

 

 

 

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